Personalità, presa di decisione e assertività
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Gandhi
Per chi di voi è assidua lettrice e per chi si trova per la prima volta (fortunate ad aver fatto questa scelta!!!) di fronte ai nostri articoli mirati al benessere ed al successo personale, vogliamo riprendere le fila del discorso dagli ultimi articoli, che sempre più stanno assumendo la veste di un romanzo a puntate…..
Nell’articolo precedente avevamo parlato di rinascita e di cambiamenti possibili per crescere personalmente e professionalmente. Avevamo sottolineato l’importanza di imparare a dire “No” funzionalmente ed adeguatamente, a prendere tempo e spazio per noi stesse e per i nostri bisogni. Certo è che questa capacità, come già dicevamo, può essere più o meno presente in ognuno di noi, in base a molti fattori, tra cui…ed è questo “l’argomento del giorno”…la struttura di personalità.
Definizione da manuale: “La struttura di personalità è l'insieme delle caratteristiche personali (in parte innate e in parte acquisite) che rendono il comportamento di ogni individuo unico e irripetibile.”
In questo senso la struttura di personalità coinvolge la persona nella sua totalità, ovvero nella sua dimensione cognitiva, relazionale ed affettivo-emotiva….E, definizione a parte, sfido tutte voi a dirmi chi di voi non si sente unica….e se qualcuna tra voi ha qualche dubbio in proposito, sappia che è proprio così…
Già nell’antichità Ippocrate definì quattro tipi personali, in base all'umore di base presente nel proprio corpo: il “melanconico”, il “collerico”, il “flemmatico” ed il “sanguigno”.
Attualmente esistono molte teorie psicologiche e sociali sull’argomento, ma un elemento che caratterizza in maniera trasversale tutti i modelli di studio della personalità (e che ne rappresenta un elemento cardine) è, l'interazione tra fattori biologici, costituzionali innati e fattori educativi ed ambientali.
Questo cosa ci dice? Ci conferma che per alcuni di noi un comportamento, un modo di agire è più facile da mettere in atto e per altri meno.
A riprova di questo, introduciamo alcuni concetti dell’Analisi Transazionale, teoria della sviluppo della persona (nata da Eric Berne negli anni ‘60 negli Stati Uniti) che fornisce strumenti di lettura del funzionamento intrapsichico e dei comportamenti interpersonali e permette di mettere a fuoco ciò che avviene all'interno dell'individuo e che determina le sue modalità di rapportarsi a se stesso ed agli altri.
Tra gli strumenti più potenti che l’A. T. abbia messo a punto ci sono le “Spinte”.
Nel rapportarsi agli altri, ogni persona esibisce in alcune circostanze, comportamenti regolari in associazione a particolari dinamiche interne. Tali insiemi di comportamenti sono il risultato di alcune spinte ben definite, derivanti da messaggi ricevuti da figure genitoriali o comunque significative del proprio contesto familiare.
Si tratta di impulsi ad agire in determinate situazioni che non sono frutto di una valutazione della situazione concreta nel “qui ed ora”, ma che discendono da strategie messe a punto in età infantile e portate in età adulta. Vi viene in mente qualcosa? In questi casi è più facile ritrovare negli altri la non aderenza alla realtà piuttosto che in noi stesse!
Quando un individuo agisce sotto la spinta, avvia un processo di aspettativa interno caratterizzato dall’illusione che “se solo…” si comportasse in un dato modo, “allora…” potrebbe ottenere l’accettazione e la stima dell’altro. È Kahler a definire cinque principali comportamenti che influenzano la relazione col mondo esterno.
Ogni spinta è segnalata da un insieme peculiare di parole, toni di voce, gesti, atteggiamenti ed espressioni facciali che la caratterizza.
Le cinque spinte sono:
  • Sii perfetto
  • Compiaci
  • Sforzati
  • Sii forte
  • Sbrigati
È importante dire che ognuno di noi, secondo tale teoria, possiede tutte e 5 le spinte, solo che in determinati periodi di vita prevale l’una o l’altra. Il seguire una spinta porta la persona ad avere gratificazione da quel preciso comportamento, atteggiamento o modo di agire. Ogni spinta ha un aspetto positivo ed il suo eccesso invece assume una valenza negativa.
Sapreste già dire quale è maggiormente presente nella vostra vita attuale? Vediamole brevemente insieme per cercare di conoscerle meglio!
Il “Sii perfetto” potrebbe essere descritto dalla frase “ce la puoi fare”, “essere in grado di”, ha la spinta a riuscire a fare tutto e bene, controllare tutti i particolari e i minimi dettagli, sia nel lavoro, che nella vita privata. Questo è un aspetto importante e degno di elogio, ma se portato all’estremo rischia di divenire una mania che non tutti possono capire e sostenere.
Il “Sii forte” è descritto dalla frase “non lasciarti andare”, ha la spinta a non mostrare agli altri le proprie emozioni, avere una gestualità controllata sia a livello corporeo che di mobilità facciale. Da una persona con questa spinta prevalente non traspare il suo pensiero più profondo.
Lo “Sforzati” è descritto dalla frase “affaticati sempre” e tende a portare a termine un lavoro a qualunque costo pur di arrivare all’obiettivo. Se tale aspetto è positivo, in quanto porta alla tenacia e alla perseveranza, dall’altro se portato all’eccesso, diventa negativo per la persona, che non vuole sentire la stanchezza e non si da il permesso di occuparsi di sé.
Lo “Sbrigati” ha la spinta a fare tutto velocemente, il più presto possibile, senza darsi il permesso di prendersi del tempo. Per quanto riguarda gesti e postura dà un’immagine generale di movimento agitato, tamburella con le dita, agita i piedi o il corpo, si dimena sulla sedia e guarda spesso l’orologio. Anche questa qualità nel mondo del lavoro è apprezzata, ma attenzione: all’altro si da l’impressione di non dare abbastanza tempo e attenzione.
Infine il “Compiaci” ha la tendenza a non contraddire il proprio interlocutore, ad annuire ed evitare il contrasto e il conflitto. Se da un lato ha una modalità molto affabile e gentile, il suo eccesso porta la persona ad apparire sempre e comunque accomodante, anche quando in realtà non lo è e ciò che pensa è ben lontano da ciò che dice. Il rischio è quello di non esplicitare i propri pensieri e somatizzare il malessere interiore che gradualmente si genera.

Abbiamo visto brevemente dei tratti di personalità che possono modificarsi ed evolversi nell’arco della vita di una persona. Come ci possono aiutare?
Il fatto di diventare più consapevoli del proprio modo di relazionarsi all’altro e a ciò che ci circonda, è sicuramente il primo, ma importantissimo passo verso il cambiamento. Ogni persona, come abbiamo più volte sottolineato, è unica e irripetibile, ed è superfluo pensare che possa cambiare totalmente dall’oggi al domani. Si tratta piuttosto di volere attuare dei piccoli cambiamenti all’interno della nostra quotidianità, laddove ci rendiamo conto di essere meno “allenati”: se ci riconosciamo per esempio in uno “sbrigati” ogni tanto possiamo rallentare, e ascoltare di più chi ci sta vicino; se ci riconosciamo in un “compiaci” e ci rendiamo conto di fare fatica a dire “no”, a dare un feedback negativo, sappiamo dove dobbiamo lavorare su noi stessi e migliorare la situazione che viviamo.
Allora adesso non resta che dirvi….

Buona sperimentazione!

Manuela de Simone
Simona Petreni
ETLINE e Associati

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