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La vera identità delle assistenti di direzione

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Chissà perché in Italia si continua ad avere una visione culturalmente distorta dell'assistente di direzione, avulsa da quella che in questi anni è stata l'evoluzione di questa figura professionale a tutti i livelli all'interno delle aziende.

 

 

Prova ne sia la risposta tutta italiana, dal titolo "I dirigenti si riprendono l'agenda. Così la segretaria diventa un privilegio" pubblicata sul Corriere della Sera del 10 dicembre, all'articolo apparso il 9 dicembre sul Financial Times "The lost art of using a secretary" di Rhymer Rigby, che a dispetto di coloro che tendono a mettere in discussione il valore e l'indispensabilità del ruolo, mette in luce invece le sfide e le responsabilità della moderna segretaria d'azienda.

Leggendo l'articolo anglosassone e soffermandoci sul titolo ci verrebbe quasi da pensare al significato ironico del tutto, ribaltandone il significato ossia "l'arte perduta di usufruire della segretaria così come era una volta...". Eppure non sembrano di questo avviso le riviste e i quotidiani italiani che continuano a descrivere il ruolo dell'assistente secondo stereotipi tratti dalla letteratura e dalla cinematografia, perché di fatto non conoscono affatto l'argomento evidentemente di grande attualità ma dai contenuti superficiali, senza preoccuparsi di intervistare direttamente le protagoniste, le stesse assistenti, o meglio ancora la community di riferimento Secretary.it che, con più di 8.000 iscritte, rappresenta dal 2001 un punto di riferimento sul mercato italiano in grado di dare un quadro sicuramente più completo e aggiornato della professione.

 

La "segretaria" è oggi una figura manageriale a tutti gli effetti, si parla infatti di personal, executive, manager assistant che mai potrebbero essere sostituite dal loro avatar 2.0 o dallo smartphone, strumento peraltro di lavoro quanto mai utile.

Relegare la mansione alla gestione dell'agenda e delle telefonate, alla prenotazione di sale meeting è davvero riduttivo e comunque rispecchia la minoranza delle professioniste italiane che non sono più in una posizione di esecutrici da tempo, ma di "alter ego" dei loro capi. Per non parlare delle competenze che vanno ben oltre la laurea e le spiccate doti di riservatezza come invece sembrerebbe credere ancora l'ex cacciatore di teste Claudio Ceper, che è rimasto all'immagine anacronistica della segretaria dattilografa e archivista. L'assistente di oggi in funzione della sua job description e delle sue responsabilità dovrebbe essere considerata una vera e propria business partner come suggerisce Sue France autrice di "The Definitive Personal Assistant & Secretarial Handbook".

Le assistenti oggi partecipano a corsi di formazione in marketing, management, leadership, comunicazione, dovendo seguire le funzioni dei loro capi top manager e condividere i valori e gli obiettivi aziendali anche nelle loro attività di relazioni pubbliche con colleghi, clienti, fornitori, azionisti, sponsor, solo per citare alcune delle categorie con cui si relazionano nella loro quotidianità professionale.

 

 

YES I CAN!

Fumetto a cura di Silvia - VF INTERNATIONAL

 

La segretaria

 

 

 

 

Secretary.it a Uno Mattina

Giovedì 12 dicembre, durante la trasmissione Uno Mattina di Rai 1 abbiamo portato la nostra testimonianza: Maria Elena Smaldone, Assistente di direzione in una multinazionale farmaceutica a Roma, ha partecipato al dibattito in studio con il sociologo Domenico De Masi e l'attrice Francesca Reggiani sul tema "E' il tramonto delle segretarie".

 

 

 

 

 

 

 

 

Come recita lo slogan di una delle assistenti che hanno partecipato all'ultimo modulo del MALP - Manager Assistant Leadership Program - progettato e ritagliato su misura dalla community Secretary.it dal titolo Leadership consapevole, processi di comunicazione e negoziazione, la mission delle assistenti di direzione del XXI secolo è:

 

"Costruire insieme l'altro modo di fare impresa"


come contributo al cambiamento culturale necessario dentro e fuori le nostre aziende per uscire da quella che è una crisi culturale prima ancora che economica, oltre a dare la giusta collocazione a questa professione specchio dei tempi.

 

Di Olimpia Ponno e Jessica Alessi

 


 

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