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Dimissioni in bianco

La nuova normativa per contrastare questo fenomeno

 

Dimissioni in bianco

La riforma del lavoro, a tutti nota come legge Fornero, di recente approvazione, ha introdotto alcune norme per contrastare il fenomeno delle cosiddette "dimissioni in bianco".

 

Si tratta di una pratica, purtroppo diffusa, con la quale il datore di lavoro induce la lavoratrice/tore a sottoscrivere le proprie dimissioni dal rapporto di lavoro senza indicare la data, e ciò avviene spesso al momento dell'assunzione.

 

Si è assistito negli anni al ricorso a tale pratica fraudolenta anche in caso di situazioni sgradite al datore di lavoro, quali potrebbero essere una malattia che si protrae a lungo, un infortunio sul lavoro, e, soprattutto, per quanto riguarda le donne lavoratrici, la gravidanza.

 

Secondo l'Istat negli anni 2008 e 2009 circa 800 mila lavoratrici madri hanno dichiarato di essere state indotte a dimettersi dal posto di lavoro a seguito della gravidanza.

 

La nuova legge si propone di contrastare tale fenomeno prevedendo che le dimissioni presentate dalla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e nei primi tre anni di vita del bambino; per avere efficacia; debbano essere convalidate dal servizio ispettivo del ministero del lavoro.

 

La convalida è stata estesa anche a tutte le altre ipotesi di dimissioni (non inerenti alla maternità) ed anche alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In tali casi è possibile sottoscrivere una dichiarazione da parte del lavoratore di accettazione delle dimissioni che verrà inviata in calce alla comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro al Centro per l'impiego.

E' onere del datore di lavoro inviare al domicilio della lavoratrice/tore la comunicazione dell'invito a convalidare.

 

Occorre precisare che la lavoratrice/tore che non vuole convalidare le dimissioni non ritenendole corrette, deve entro sette giorni dal ricevimento dell'invito a convalidarle, revocarle. Se questo non avviene le dimissioni e/o risoluzione consensuale sono considerati validi.

 

Se dunque la lavoratrice revoca le dimissioni nel termine indicato (7 giorni), il rapporto di lavoro si intende ricostituito dal giorno successivo a quello della revoca senza però diritto alla retribuzione del periodo tra la cessazione e la revoca.

 

Il provvedimento governativo si propone come tutela contro un fenomeno grave e fraudolento ed è stato previsto nella normativa a sostegno della maternità e paternità, posto che anche i padri ne sono soggetti e la tutela è stata estesa ai primi tre anni del bambino.

 

Inoltre è prevista anche una sanzione amministrativa ( da 5.000 a 30.000 euro) contro il datore di lavoro che utilizzi il foglio di dimissioni in bianco per simulare le stesse o una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

 

 


  Rosanna Tedesco
Rosanna Tedesco

Da molti anni si occupa di diritto del lavoro, con particolare attenzione alle questioni che coinvolgono donne lavoratrici. 
 

L'avvocato risponde alle domande delle iscritte a Secretary.it. Scrivi a redazione@secretary.it

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