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Professione

La perdita del posto di lavoro

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La perdita del posto di lavoro nei momenti di crisi economica per giustificato motivo obbiettivo


Licenziamento

 

Il quadro

Il nostro paese e le nostre imprese stanno vivendo un momento di grande difficoltà economica.

In tale quadro sempre più spesso, purtroppo, le aziende ricorrono a licenziamenti del personale ritenuto in esubero.

I lavoratori e le lavoratrici sono l'anello più debole della catena, per questo la legge ha attuato una serie di misure di protezione nelle procedure di licenziamento per evitare abusi che comunque si verificano sopratutto nei confronti delle donne lavoratrici, generalmente le prime ad essere "sacrificate" nei momenti di crisi economica.

 

Gli strumenti legali

E' bene dunque conoscere gli strumenti legali che possono tutelare le donne lavoratrici di fronte a ipotesi di licenziamento sempre più frequente.

Il tipo di recesso più frequentemente adottato nei momenti di crisi dalle aziende è il licenziamento per giustificato motivo obbiettivo.

Tale causale non riguarda il comportamento del lavoratore nello svolgimento della propria attività lavorativa, ma attiene alle "ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro ed al funzionamento di essa".

 

Solo in presenza di questi fattori l'imprenditore, nell'ambito del processo riorganizzativo dell'assetto aziendale è legittimato a sopprimere le posizioni lavorative non più utili al buon funzionamento dell'impresa stessa e, di conseguenza, può licenziare i lavoratori che ricoprivano tali ruoli.

In questa ipotesi l'accertamento della regolarità del licenziamento presuppone la dimostrazione da parte del datore di lavoro sia delle esigenze aziendali che postulano il venir meno dell'interesse alla prosecuzione del rapporto di lavoro ed anzi un vero e proprio interesse contrario, sia dell'impossibilità di utilizzare il dipendente in altri luoghi o in mansioni diverse, almeno equivalenti, secondo modalità di lavoro che l'imprenditore potrebbe disporre nell'ambito della propria organizzazione senza dover modificare il proprio assetto aziendale.

 

La scelta del datore di lavoro di licenziare, dunque, rientra nelle sue prerogative di organizzare come meglio crede l'attività di cui è titolare. Ma poiché il bene sacrificato è assai prezioso e anche per evitare abusi datoriali, la giurisprudenza ha individuato delle condizioni da rispettare, per evitare facili arbitri da parte dell'imprenditore.

In tal senso ha precisato che il datore di lavoro è tenuto al cosiddetto obbligo di "repechage", in base al quale prima di adottare il provvedimento espulsivo, deve dare prova del fatto che il lavoratore in questione non è altrimenti utilizzabile nel contesto aziendale con altre mansioni compatibili con la qualifica rivestita.

In altre parole il potere di licenziare può essere esercitato solo se il datore di lavoro abbia verificato che la professionalità del lavoratore da licenziare non sia utilizzabile in alcun modo nella sua organizzazione produttiva.

 

Soppressione dell'attività aziendale

Diverso è il caso della soppressione dell'attività di una parte dell'azienda, o del suo ridimensionamento. In tal caso si prescinde dalla valutazione della professionalità dei lavoratori coinvolti e ciò che rileva è solo il fatto che i lavoratori interessati sono collocati proprio nel reparto o settore destinato ad essere soppresso o ridotto.

 

Peraltro occorre precisare che, qualora dopo un licenziamento motivato per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro dovesse assumere altri dipendenti o comunque fare lavorare nuovi addetti nella medesima posizione lavorativa del lavoratore licenziato, tale condotta potrebbe essere incompatibile con il precedente licenziamento che pertanto sarebbe dichiarato illegittimo dal Giudice.

 

 


  Rosanna Tedesco
Rosanna Tedesco

Da molti anni si occupa di diritto del lavoro, con particolare attenzione alle questioni che coinvolgono donne lavoratrici. 
 

L'avvocato risponde alle domande delle iscritte a Secretary.it. Scrivi a redazione@secretary.it

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