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La reputazione in ambito lavorativo

Secretary.it dedica al tema della reputazione l'evento annuale


La reputazione in ambito lavorativo

 

In quest'articolo cercherò di chiarire il concetto di reputazione e degli strumenti giuridici a difesa di questo diritto nell'ambito del lavoro.

 

Tutte noi teniamo molto alla nostra "reputazione" sul lavoro, che potremmo definire, secondo una definizione giuridica, molto pertinente "l'immagine che un soggetto ha costruito di se nel proprio ambiente lavorativo" .

Se un nostro collega o un superiore gerarchico lede la nostra dignità ed il nostro prestigio, ed esempio diffondendo notizie false sulle nostre capacità di svolgere determinate mansioni, o ci mette in qualche modo "alla berlina" nel nostro ufficio, mostrandosi sprezzante e arrogante nei nostri confronti, davanti agli altri colleghi, ci sentiamo giustamente gravemente offesi e danneggiati per il discredito che tali comportamento reca al nostro prestigio professionale.

 

L'ordinamento italiano tutela in maniera molto pregnante il diritto alla reputazione, che viene garantito come diritto della persona di rango Costituzionale al pari di altri diritti come il diritto all'immagine, al nome, alla riservatezza, ecc.. La tutela di tale diritto avviene sia in ambito penale che in ambito civile.

 

La reputazione può sempre essere difesa penalmente, se esistono gli estremi del reato di diffamazione (art 595 del codice penale), ma c'è anche un ambito civilistico dove far valere la lesione del diritto alla reputazione, in particolare la reputazione professionale che è quella di cui vogliamo parlare.

 

La legge italiana distingue tra la reputazione personale, intesa come diritto alla propria dignità e al proprio prestigio indipendentemente dall'attività lavorativa e la reputazione professionale intesa come diritto al proprio decoro nell'ambiente di lavoro in cui il soggetto opera.

L'offesa arrecata alla nostra reputazione professionale ha generalmente per conseguenza una diminuzione della considerazione degli altri addetti e delle persone che per motivi di lavoro interagiscono con noi.

 

Questa lesione, che può colpire ogni soggetto in ambito lavorativo, sia esso lavoratore subordinato, libero professionista, imprenditore, può dar luogo ad un risarcimento del danno subito e la persona il cui diritto è stato leso può agire in giudizio per la difesa del proprio decoro professionale.

Se il Giudice accerta la lesione al diritto alla reputazione professionale, il soggetto che l'ha subita potrà ottenere un risarcimento del danno, sia patrimoniale, che non patrimoniale, quest'ultimo inteso non solo come danno morale ma in senso più ampio come danno all'immagine, alla reputazione.

 

Il danno tuttavia deve essere provato (e provato con ogni mezzo) nel senso che non è sufficiente l'accertamento che ci sia stata una violazione della reputazione, ma occorrerà dimostrare che in conseguenza di quel comportamento lesivo la persona ha avuto una perdita patrimoniale (per esempio un dipendente cui venga negato il superiore livello, o un aumento di retribuzione in conseguenza di una falsa valutazione da parte di un collega o superiore).

 

 


  Rosanna Tedesco
Rosanna Tedesco

Da molti anni si occupa di diritto del lavoro, con particolare attenzione alle questioni che coinvolgono donne lavoratrici. 
 

L'avvocato risponde alle domande delle iscritte a Secretary.it. Scrivi a redazione@secretary.it

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