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La tutela della lavoratrice madre

Diritto e cultura del valore sociale della maternità

La tutela della lavoratrice madre

 

La maternità: un evento che la gran maggioranza delle donne lavoratrici si trova a dover affrontare nel corso della sua attività professionale ed umana, non sempre con la serenità che la situazione meriterebbe.

 

Tutela della maternità

Tale tutela si manifesta in primo luogo nel divieto di licenziamento, ovvero la lavoratrice in stato di gravidanza non può essere licenziata dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine del congedo di maternità, e fino all'anno di età del bambino.

La giurisprudenza ha poi precisato che il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato “oggettivo” della gravidanza anche se non conosciuto dal datore di lavoro (Cass 3 marzo 2008 n 5749).
Ciò comporta che il datore di lavoro che licenzia una lavoratrice durante il periodo di interdizione non può addurre a sua giustificazione la non conoscenza dello stato della sua dipendente, sempre che la lavoratrice presenti al datore di lavoro anche successivamente al licenziamento idonea certificazione dalla quale risulti l'esistenza all'epoca del licenziamento della condizione che lo vietavano.

 

Certificato di gravidanza

Il certificato dunque deve essere idoneo a dimostrare lo stato di gravidanza ed è irrilevante che esso sia incompleto in qualche sua parte.

Ma cosa succede se il certificato è inidoneo a dimostrare lo stato di gravidanza?
La giurisprudenza in questo caso ha stabilito che la lavoratrice licenziata ha diritto comunque al ripristino del rapporto di lavoro, ma non ha diritto al risarcimento del danno ovvero alle retribuzioni nel frattempo maturate.

 

Altra tutela specifica accordata dalla legge riguarda il diritto a rientrare nella stessa unità produttiva alla quale si era addetti all'inizio del periodo di gravidanza e all'inizio del congedo e di rimanervi fino al compimento dell'anno del bambino. Anche le mansioni non possono essere mutate in ragione della gravidanza sostenuta e pertanto colei che rientra in servizio dopo la maternità deve poter svolgere le medesime mansioni da ultimo svolte.

Il datore di lavoro se viola le norme di tutela, non solo è soggetto ad azioni giudiziarie da parte della lavoratrice, ma altresì e punito con una sanzione amministrativa.

In Italia non si è ancora diffusa in maniera soddisfacente la cultura del valore sociale della maternità, per cui mediamente le aziende pur in presenza di una normativa di tutela, tuttavia spesso ostacolano nei fatti la lavoratrice madre considerata “improduttiva” e la penalizzano, soprattutto in termini di demansionamento e di mancata progressione nella carriera.

Ma di questo specifico argomento parleremo in un prossimo appuntamento.


 


  Rosanna Tedesco
Rosanna Tedesco

Da molti anni si occupa di diritto del lavoro, con particolare attenzione alle questioni che coinvolgono donne lavoratrici. 
 

L'avvocato risponde alle domande delle iscritte a Secretary.it. Scrivi a redazione@secretary.it

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