Seguici su Visita il profilo di Secretary.it su Facebook
Visita il profilo di Secretary.it su Twitter
Visita il profilo di Secretary.it su YouTube
Visita il profilo di Secretary.it su Linkedin
il blog di Secretary.it

Professione

Fai conoscere Secretary alle tue amiche!


Invia

Le molestie sessuali sul luogo di lavoro

Sentenze e decreti sulle molestie


Molestie

 

L'argomento che trattiamo oggi nella rubrica, riguarda il fenomeno delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro subite prevalentemente dalle donne lavoratrici, ma anche i maschi ne possono essere oggetto, ad opera di colleghi o superiori gerarchici.

 

Ma cosa sono in realtà le molestie sessuali e quando un comportamento che apparentemente potrebbe essere inteso come corteggiamento in realtà sconfina nella molestia ?

 

La legislazione europea con la direttiva CEE 2002/73 ha fornito la definizione specifica di molestie sessuali che si è poi applicata nel diritto del lavoro.

 

Le molestie sessuali sono dunque comportamenti a sfondo sessuale non desiderati che violano la dignità della persona che la subisce e creano un clima intimidatorio, degradante ed ostile, offensivo ed umiliante.

 

Indipendentemente dalla intenzionalità dell'autore si può ravvisare una molestia in un dato comportamento, pertanto anche atti quali attenzioni, avances, ammiccamenti, apprezzamenti allusivi, battute a sfondo sessuale, proposte di approccio , purchè non desiderati dalla persona che ne diventa l'oggetto, possono configurare la fattispecie della molestia, fino ad arrivare ad approcci veri e propri tramite contatti, abbracci , toccamenti.

 

Purtroppo si tratta di un fenomeno che assume portata sempre maggiore e per questo ci sono stati interventi normativi sia nell'ambito del diritto del lavoro, sia in quello penale (la recente legge sullo stalking) diretti a punire condotte che violano la dignità della persona e creano un clima intimidatorio. 

 

Le molestie possono essere di genere: la marginalizzazione al rientro della maternità, il mobbing conseguente al matrimonio, il mobbing conseguente al rifiuto di un invito a cena, ecc., o possono consistere in comportamenti aventi come contenuto proprio il sesso e la sfera dell'intimità sessuale della persona.

 

Nella prassi che viviamo, la fattispecie di molestie sessuali si associa di frequente ad una più generale situazione di aggressione psicologica del lavoratore inquadrabile nel c.d. mobbing. La mancata condiscendenza alle richieste di carattere sessuale del superiore gerarchico è ripagata spesso da una pressione psicologica e da una sistematica opera di boicottaggio del lavoro svolto nei confronti della vittima, con frequente irrogazione di sanzioni disciplinari e conseguente arresto della carriera, fino ad arrivare alla definitiva estromissione della vittima dal contesto lavorativo, che nel caso di licenziamento assume un carattere discriminatorio e ritorsivo.

 

Se poi tale situazione di molestia prosegue anche nella vita privata della persona; si tratta in questi casi di stalking occupazionale, intendendosi per tale una forma di stalking in cui l'effettiva attività persecutoria si esercita nella vita privata della vittima, ma la cui motivazione proviene invece dall'ambiente di lavoro, dove lo stalker ha realizzato, subito o desiderato una situazione di conflitto, persecuzione o mobbing. Sono i casi, ad esempio, in cui il rifiuto di avances non viene accettato dal datore di lavoro o dal superiore gerarchico della vittima, la quale comincia ad essere "tempestata" di telefonate anche dopo l'orario di lavoro, o pedinata nel tragitto casa lavoro o seguita in ogni spostamento, subendo un pregiudizio alle sue abitudini di vita associato a sofferenza psichica o paura per la propria incolumità.

 

Le sentenze della magistratura


In una recente sentenza (Trib. Milano, Sez. Lavoro, sent. 3 novembre 2009, n. 4478, est. Greco), il Tribunale di Milano ha accertato le molestie sessuali consistite in apprezzamenti sull'abbigliamento e sulla "moralità" della lavoratrice, in approcci o tentativi di approccio respinti e in conseguente accanimento, respingendo la tesi difensiva del datore di lavoro, che si trattasse semplicemente di "atti scherzosi e giocosi" ponendo l'accento solo sulla percezione che di tali atti ha la vittima delle molestie, come "comportamento indesiderato". L'elemento psicologico dell'autore delle condotte molestie pertanto non riceve alcuna valorizzazione.

Dall'accertamento dei fatti e dei danni in capo alla ricorrente, accertati con perizia medica, è poi derivata la dichiarazione della responsabilità solidale del datore di lavoro e dell'autore materiale delle condotte, al risarcimento dei danni liquidati in applicazione dei valori indicati nelle Tabelle adottate dal Tribunale di Milano.

La sentenza afferma altresì il carattere ritorsivo del licenziamento e la conseguente nullità del provvedimento espulsivo, perché fondato su un motivo illecito.

 

 


  Rosanna Tedesco
Rosanna Tedesco

Da molti anni si occupa di diritto del lavoro, con particolare attenzione alle questioni che coinvolgono donne lavoratrici. 
 

L'avvocato risponde alle domande delle iscritte a Secretary.it. Scrivi a redazione@secretary.it

Partecipa alla nostra Community:

VOTA
VOTA
COMMENTA
COMMENTA
Stampa
STAMPA
VINCI
VINCI
CONDIVIDI
CONDIVIDI

Chiudi Entra in MySecretary

Inserisci Nome Utente e Password e entra nel portale


Secretary.it
Nome Utente


Password


Ricordami   |   Hai dimenticato la password?
Non sei ancora iscritto? Iscriviti.