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Occupazione e professionalità al femminile

Olimpia Ponno intervista Maurizio Bottari di "Ambire"


Occupazione e professionalità al femminile

 

In attesa che in Italia si smetta di discutere sul mondo occupazionale per produrre invece ricerche aggiornate e dati realistici, utili all'orientamento, ho chiesto a Maurizio Bottari, Managing Partner di Ambire, di fare luce sul mercato del lavoro, con un occhio di riguardo alle professionalità al femminile.

 

Che cosa è cambiato nello scenario delle occupazioni e in particolare quelle al femminile fuori e dentro le aziende, sia nel lavoro dipendente sia nelle libere professioni?

Nel mondo manageriale e delle occupazioni in genere c'è sempre maggiore necessità di "codici femminili", in grado di impattare con differente efficacia rispetto ai modelli dominanti, tipicamente maschili e che, è sotto gli occhi di tutti noi, segnano il passo e declinano, in particolare nel mondo occidentale.

 

Le donne tendono a confrontarsi, non necessariamente a configgere; cooperano per creare valore sulle competenze, non competono sul potere; sanno essere grintose, non aggressive; hanno un marcato senso del collettivo rispetto alla tipica concezione utilitaristica dominante; in sintesi, per usare concetti a me molto cari e su cui sto cercando di interpretare i fenomeni organizzativi e l'impatto sui risultati aziendali di business, sono "gentili" in un mondo "arrogante" tendenzialmente prevaricatore.

 

Concretamente nei ruoli di front line ma anche di management c'è una forte domanda di donne o di uomini che sanno interpretare sinceramente i codici femminili, più forte e viva che in passato.

 

Quali sono le novità più eclatanti rispetto alle professioni al femminile?

La novità consiste nell'abbattimento delle barriere: si va verso un unisex organizzativo dove le donne fanno il mestiere degli uomini e viceversa; per estremizzare, non si capisce ad esempio perché, nello stereotipo, il manager debba essere maschio e l'assistente di direzione femmina. Provare a immaginare e realizzare più opportuni mix di genere sono certo possa produrre risultati differenti e creare maggiore valore nel sistema sociale, non solo organizzativo aziendale.

 

La rubrica Talento Donna vuole mettere in luce anche le competenze che, con il cambiamento del mercato, vengono progressivamente richieste. Naturalmente mutano a seconda del ruolo e della professione. Ci sono delle competenze cosiddette "trasversali" che entrano in gioco attualmente e di cui non si può fare a meno?

Sicuramente una competenza molto trasversale è la capacità di insegnare agli altri, di dividere con loro la nostra conoscenza; non si va da nessuna parte senza mettere a fattor comune la nostra ricchezza di sapere e, per questa via, diffondere valore nel sistema, senza dannose ritenzioni informative.

 

Saper ascoltare poi è fondamentale: siamo tutti sempre troppo impegnati a parlare ed esprimere il nostro parere, ma così facendo non ci poniamo in contatto con l'interlocutore, non siamo nei suoi panni. Sicuri che aver imposto in questo modo, magari con autorità, il nostro pensiero sia efficace nella relazione e nei risultati professionali? Certamente no: solo se ascolto e comprendo il pensiero altrui genererò ricchezza nella relazione, confrontandomi e valorizzando le diversità di approccio. A prescindere che il mio interlocutore sia il mio capo, il collega, il collaboratore.

 

C'è un recupero di concetti base, oramai purtroppo spesso desueti, come la gentilezza, l'adottare uno stile determinato e concreto ma armonico e nobile, basato sul rispetto di sé e degli altri e sulla propria, equilibrata, sicurezza: grande forza e autorevolezza in questi leader, non certo debolezza come spesso si tende a credere laddove l'arroganza spadroneggia. E' apprezzata l'autocritica unita a sicurezza ed equilibrio, anche nell'esposizione e nel confronto.

 

Leggi l'intervista completa

 

La rivoluzione in atto nel mondo del lavoro spinge sempre più ricercatori, giornalisti, analisti, a stilare le classifiche più disparate sulle professioni ideali, non solo in un'ottica di guadagno ma soprattutto in tema di "felicità", forse perché in occidente finalmente dalla filosofia del PIL (Prodotto Interno Lordo) ci stiamo avvicinando lentamente a quella del FIL (Felicità Interna Lorda), con l'obiettivo di valutarne e misurarne l'impatto sulla vita professionale e privata delle persone e in modo particolare delle donne, soggetti più sensibili ai cambiamenti economici e sociali per le loro attività quotidiane dal carattere multitasking.

 

Dagli Stati Uniti le ultime ricerche pubblicate da Forbes ci comunicano la top ten delle professioni “felici” che sembrano più adatte alle donne mamme, insieme alla top ten di quelle più remunerative.

 

Fonte: Madeincongress

 

 


Olimpia Ponno
  Olimpia Ponno

Planner, event & travel designer; Educator & Trainer
Communication & marketing consultant
Vice President membership MPI Italia Chapter. 


www.olimpiaponno.com

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